Marco Sicari 2018-05-23T20:13:38+00:00

Marco Sicari

Ebbene sì, lo confesso, sono una persona con una quantità inesauribile di ottimismo.

Sono nato in Toscana e lì ho lavorato come conduttore radiofonico finché mi sono trasferito in Africa per realizzare un progetto di cooperazione internazionale in un lebbrosario. Appena messo piede al suolo ho capito chiaramente di essere un privilegiato. Avevo una casa di mattoni, l’acqua corrente, l’elettricità, mangiavo tutti i giorni, e possedevo persino un’auto. Questo per il solo fatto di essere nato alla latitudine “giusta”. Ho vissuto quel periodo con l’entusiasmo di un vero cercatore di esperienze.
Per due anni di seguito non sono tornato in Italia; ero completamente immerso in quella cultura, condividevo lo stile di vita e le emozioni spesso primitive di quella società.

La malaria, l’esposizione al colera, il rischio della lebbra, un naufragio in pieno oceano mi hanno un po’ domato, ma solo un po’. Al secondo anno una serie di circostanze mi hanno consegnato la direzione del progetto anche se avevo solo 28 anni.
L’esperienza africana mi ha cambiato radicalmente, mi ha reso sensibile alle cose semplici ma che davvero contano nella vita, mi ha tatuato addosso la curiosità incorruttibile di guardare dove è difficile guardare e di cercare soluzioni creative per farlo.

Tornato in Italia ho ripreso gli studi iscrivendomi a psicologia e mi sono mantenuto lavorando come educatore in ospedali psichiatrici, centri per minori psicotici, al carcere minorile Beccaria e più tardi come responsabile di due centri di aggregazione per adolescenti del Comune di Milano.
Il lavoro nel sociale ha forgiato definitivamente il mio carattere. Ho capito in maniera distinta che fare qualcosa per gli altri mi rendeva particolarmente felice. Ma sentivo anche il bisogno di misurarmi con nuove sfide.

A 40 anni ho deciso di mettermi alla prova come imprenditore e appena spente le candeline ho aperto un’attività di trading immobiliare.

Dopo qualche tempo ho assunto la direzione di una rivista di settore. Mi interessava molto la parte di ricerca, l’idea di precedere l’evoluzione del mercato anziché inseguirla.
Nel frattempo avevo abbandonato la facoltà di Psicologia per dedicarmi alle tecniche di Coaching e di Counseling, di cui mi occupo attualmente insieme alla Formazione.
Ho pubblicato due romanzi ed un saggio sulla felicità. Quest’ultimo lavoro, edito dalla Franco Angeli col titolo “Quasi quasi divento felice,” mi ha immerso nel mondo straordinario della felicità.

Io ho fatto un tacito patto con la mia felicità: la nutro di belle immagini, di progetti, di gesti gentili, di attenzioni verso me stesso e verso gli altri e lei ricambia con generosità.

Oggi è diventato il mio mestiere e vi assicuro che è un privilegio. Mi hanno definito un “manager della felicità” ma mi sembra un appellativo altisonante e fuori luogo. Applico solo tecniche di coaching e formazione per creare consapevolezze e disegnare un piano di azione che migliori lo stato di benessere; non potete immaginare come mi rende felice il vostro sorriso quando avete raggiunto quell’obiettivo.